I segreti di Brokeback Mountain

E’ il mio film preferito, mi cattura cuore ed emozioni e ogni volta che lo guardo non posso fare a meno di piangere. Mi sono procurata il libro da cui è stato tratto il soggetto, “Gente del Wyoming”  di E. Annie Proulx, una storia apparentemente insignificante, di poche pagine, scritta quasi di fretta, con frasi precise, volutamente poco sviluppate ma dense di significato. Eppure Ang Lee ne ha tratto un film stupendo, meraviglioso, perfetto. Mi fermo spesso a pensare come possa aver fatto, come si possa da quelle poche pagine trarre una storia tanto completa e profonda. Leggo una frase del libro, la collego alla versione cinematografica e mi chiedo cosa può aver pensato lo sceneggiatore, come gli siano venute in mente le idee per completare, arricchire, aggiungere fatti ed eventi. Non è semplicemente una questione di adattamento cinematografico, è proprio la fase della trasposizione tra il libro ed il lungometraggio che mi stupisce. Ne escono fuori due protagonisti incredibili ed una storia in cui il non detto è più forte di ciò che viene mostrato. 

Ennis, Ennis del Mar, che in Jack trova quello che la vita non gli ha dato, è un personaggio vinto dagli eventi, che sa fin da piccolo, per le circostanze in cui si è ritrovato, di essere condannato a quella vita, fatta di duro lavoro e di “mettere su famiglia”, una routine brutale. Trova inaspettatamente, nella conoscenza con Jack, la felicità, come una sorta di evasione parallela nella sua vita. E la trova nell’ultimo modo in cui può viverla, con un amore omosessuale. Ma Ennis non può concedersi questo spazio, questa libertà di amare. E’ commovente il modo in cui Lee descrive e rappresenta la miseria, non solo intesa in senso economico, della vita di Ennis, la sua accettazione della vita così come gli è toccata, senza pensare di poterla cambiare. L’unico momento di gioia che si concede è quello di continuare a vedere, di tanto in tanto, il suo amore Jack, un amore proibito, impossibile da palesare nel perchè contro natura e contro ogni convenzione sociale di quel Wyoming così desolato, rude, quasi primitivo nel quale vivono. Finirà i suoi giorni da solo, in una baracca, con il fisico piegato dal lavoro e con l’eterno rimpianto di non aver potuto vivere l’amore della sua vita. 

Non è una storia di lussuria o perversione, come si può superficialmente pensare leggendo la trama, ma un vero e proprio dramma di vita. Dopo la loro prima estate passata a guardare le pecore del cinico Aguirre sulle montagne, i due non si rivedono per lungo tempo perché l’estate successiva Ennis si è sposato con la fidanzatina di sempre e vive di duro lavoro in uno dei paesi lì vicino. Ma nel suo cuore non ha dimenticato Jack e quando quest’ultimo, anch’egli sposato, lo cerca, non può far a meno di correre da lui. Ritrovano la sintonia di un tempo e si rendono conto di come siano uno la persona dell’altro, nonostante le loro vite, le famiglie, il lavoro, le convenzioni sociali, rigide e bigotte di quella terra aspra nella quale vivono. Jack è più audace e tenta di proporre ad Ennis, grazie ad una “bella buonuscita” che suo suocero sgancerebbe di buon grado per toglierselo di torno, di comprarsi una fattoria ed andare a vivere insieme, ma Ennis, più chiuso e rigido gli dice che “non è cosa, due uomini che vivono insieme..”. E continuano per anni a ritagliarsi momenti di evasione sempre più sporadici. Nel frattempo la moglie di Ennis, anche lei una povera anima costretta a barcamenarsi tra il lavoro in una bottega, le due figlie e la casa e sempre alle prese con le bollette, scopre inorridita il rapporto speciale del marito con il suo amico Jack. E’ la fine del loro matrimonio. Ennis è libero, ma non corre da Jack, perché non riesce a farlo, non capisce, non accetta che può anche lui concedersi di essere felice, anche se non in modo convenzionale, e continua la sua vita sempre più misera. Si lascia anche sedurre da una nuova ragazza, ma per quanto lei sia dolce, carina ed innamorata, lui non è felice e si allontana anche da lei fino a rinchiudersi nella sua baracca. Nel frattempo Jack, più scapestrato e meno responsabile dell’amico, in cerca di quell’amore diverso che Ennis non gli voleva dare, si caccia nei guai e finisce ammazzato a pungi e calci sul bordo di una strada. Ennis lo scoprirà mesi dopo, quando una cartolina indirizzata all’amico gli viene rimandata indietro col timbro “decesed”, morte del destinatario, ed è lì che contatta la cinica moglie di Jack per sapere cosa è successo. Questo è il punto di non ritorno, la fine della speranza, la chiusura di ogni porta e dunque della felicità per Ennis, che forse solo ora si rende conto dell’amore che prova e che ha perso.  Commovente la visita che fa ai genitori di Jack, nel triste e desolato podere nel quale vivono. La madre di Jack, addolorata per la perdita del figlio, in opposizione al padre, scarno e silente e che lo ha sempre ritenuto un fanfarone buono a nulla, dice a Ennis, forse consapevole del rapporto segreto che avevano i due, che se vuole può prendere un ricordo dalla camera del figlio. Ennis accetta e scopre, in un’intercapedine dell’armadio di Jack, una camicia sporca del loro sangue, e si ricorda di quella volta in cui a Brokeback i due, tra lo scherzo e la rabbia, si erano azzuffati fino a prendersi a pugni, forse in preda ad una sorta di amore-odio, che provavano per il fatto di nutrire l’uno per l’altro quel sentimento così diverso. 

Non lo definisco un film che parla di una storia d’amore, perché lo trovo riduttivo. E’ un film che parla di miseria umana, quella miseria in cui scivola sovente l’uomo, quando non è padrone della sua vita e dei suoi sentimenti, quando si trova non volente a credersi vittima di un destino in cui si sente intrappolato. Vede la felicità ad un passo ma pensa di non poterla avere o, peggio ancora, di non meritarsela e così passa il resto della vita con il terribile rimpianto di non averla vissuta.